La chiesa di San Pietro Somaldi

La chiesa di San Pietro Somaldi affacciata sull’omonima piazza di forma quasi triangolare e affiancata dai palazzi Bartolomei e Spada, ha origini longobarde e deve il suo nome al suo fondatore il longobardo Pietro di Sumualdo. È una testimonianza dell'importanza che ebbe la città all'epoca della conquista longobarda che in breve tempo rese Lucca ‘Caput Tusciae’, la città più importante della Toscana e una delle sedi del re. Dopo la conversione al cristianesimo la ricca aristocrazia longobarda lucchese arricchì la capitale del ducato con chiese, monasteri e ospedali per pellegrini. Uno di queste nuovi edifici fu proprio la chiesa di S. Pietro, consacrata nel 763 e donata con il suo monastero al vescovo di Lucca. La chiesa, situata presso le mura della città ma fuori di esse, raccolse intorno a se varie abitazioni e divenne un polo di aggregazione per l'espansione urbana ad est delle mura romane di Lucca. Il piccolo borgo fu poi inserito all'interno della nuova cerchia medievale iniziata alla fine del XII secolo.
Fu proprio in quest'epoca che iniziò la riedificazione della chiesa, testimoniata su un'iscrizione posta sul quarto pilastro a sinistra in cui viene ricordata la donazione nel 1190 o 1199 di ben 100 carri di pietre per ampliare l'antica costruzione. I lavori cominciarono realizzando l'interno a pianta basilicale priva di transetto, divisa in tre navate separate da pilastri a base rettangolare di derivazione lombarda.
Alla metà del XIII secolo venne realizzata la parte bassa della facciata in arenarie grigia, divisa verticalmente da lesene (semi-pilastri sporgenti) e orizzontalmente da tre fasce di calcare bianco, sulla quale si aprono due bifore e tre portali con architravi sormontati da lunette bicrome. Il portale centrale, al di sotto dei due leoni aggettanti, presenta un architrave scolpito con fogliami e figure raffigurante Cristo accompagnato da Iacopo che consegna le chiavi a Pietro, opera del maestro Guido Bigarelli da Como, venuto a Lucca per lavorare al portico di S. Martino. La parte alta della facciata fu eseguita nella seconda metà del XII secolo e si caratterizza per una doppia fila di loggette cieche con colonnine in calcare bianco su un fondo che alterna fasce bicolori di pietra chiara e scura. La parte superiore della facciata, per la discontinuità d’immagine, anche nei colori, viene percepita come se fosse appoggiata al corpo iniziale. L'edificio fu ultimato nel XIV secolo.
Il campanile ha una particolarità che si riscontra in alcune chiese del contado, come la Chiesa di San Lorenzo di Brancoli: si erge sul lato sinistro della chiesa, e poggia su un arco assai elevato  sotto il quale passava una pubblica via. Oggi l’arco è chiuso da due porte e una balaustra in ferro battuto. Il campanile è costruito in pietra rozza fino all’altezza delle navi minori e prosegue in mattoni. La parte in mattoni è di costruzione lombardo-toscana con tre ordini di ricassi decorati con archetti e finestre bifore, trifore e quadrifore separate da colonnine di marmo bianco. Il campanile non si conclude con la merlatura come la maggior parte dei campanili lucchesi ma con una cornice di mattoni conforme ai campanili di stile lombardo.

All’interno della chiesa è possibile ammirare molte opere d’arte tra cui spiccano: l’Annunciazione di Zacchia da Vezzano del 1532 e una tavola con i Santi Antonio Abate, Bartolomeo, Francesco, Domenico e Andrea di Michelangelo Membrini del 1497, oltre ai dipinti seicenteschi di Gaspare Mannucci e Tiberio Franchi.

Nella controfacciata si trova l’organo novecentesco della ditta Agati-Tronci realizzato reimpiegando molte parti del seicentesco strumento costruito dal celebre organista Domenico Cacioli. Tra le tante persone che suonarono questo organo ci fu anche Giacomo Puccini che ne conservò un vivo ricordo: lo testimonia una firma che appose all’inizio del Novecento sul somiere dell’organo, dopo il restauro dello strumento, attuato in modo esemplare da Filippo Tronci, che riuscì a conservare gran parte del materiale originario.

 


In questa piazza, attraversata in epoca medievale da un canale molto importante per la concia e la lavorazione delle pelli, sorgevano varie botteghe e fino alla metà del 1300 si stendevano le pelli che, per problemi di inquinamento, potevano essere conciate, solo qualche giorno alla settimana. Successive disposizioni stabilirono che la piazza fosse sgomberata e così i pellai e i conciai si trasferirono nel quartiere san Tommaso che prese il nome di ‘pelleria’, e vi rimasero finché questo tipo di lavorazione ebbe vita.

Alla metà del XV secolo Venanzio Bartolomei, proprietario del palazzo adiacente alla chiesa, e i suoi figli successivamente, acquistarono, numerosi beni della parrocchia di San Pietro Somaldi e molti altri edifici circostanti che provvidero a ristrutturare. Come segno di prestigio e ricchezza vollero costruire le loro sepolture nella stessa chiesa.

Bibliografia

Enrico Ridolfi, Gabriele Morolli, Basiliche medievali della città di Lucca: la guida inedita di Enrico Ridolfi (1828-1909), Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2004

Eluisa Ghilardi, Elementi comuni e variazioni in quattro piccole basiliche romaniche lucchesi, tesi di laurea, relatore prof. Valerio Ascani, giugno 2012

F. Bellato, Chiese lucchesi, Ed. Arcidiocesi di Lucca, Lucca 2002

Lucca 360, promozione delle aziende e del territorio lucchese, https://www.lucca360.it/

Comunità parrocchiale centro storico di Lucca, https://www.luccatranoi.it/