Sant'Angelo in campo 

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Sant'Angelo in campo vanta origini antiche e probabilmente etrusche o romane. Il paese almeno a partire dall’821 si chiamò San Angelo in cornuta a causa della grande ansa del fiume Auser che, dopo aver attraversato la zona di Nave, circondava il paese. Già in quel periodo esisteva una chiesetta che precedette quella romanica della fine del secolo XII. 
Dopo il mille, con la rinascita delle campagne, San Angelo cambiò il suo nome in quello attuale: San Angelo in campo. Intanto la popolazione era cresciuta e l’antica chiesetta o cappella del paese non era più sufficiente. Fu quindi costruito un nuovo edificio in stile romanico alla fine del secolo XII, il cui portale era sormontato dall'architrave raffigurante l'Ingresso di Cristo in Gerusalemme, scolpito nel sec. XII dallo scultore Biduino ed oggi nella collezione Mazzarosa. (I. Belli Barsali, Lucca, Guida della città, p. 163; C.L. Ragghianti, Studi lucchesi, p. 236). Il fatto che a Sant’Angelo fosse stata realizzata un’opera del Biduino significa che il paese alla fine del secolo XII avesse una certa importanza. (Recentemente alcuni studiosi non hanno condiviso questa provenienza e hanno avanzato l’ipotesi che l’architrave di Biduino provenga da San Micheletto in Lucca.)
Dai documenti d’archivio sembra che la chiesa romanica di Sant’Angelo avesse anche un portico situato davanti alla facciata e sia stata sottoposta ad alcuni interventi di restauro nel XIV e XV secolo. 
Nel corso del XVIII secolo il Serchio e i corsi d’acqua minori continuarono a rappresentare un grave pericolo per il paese, provocando allagamenti e alluvioni e nel 1799 la chiesa di Sant’Angelo fu inondata fino al presbiterio. Quest’ultimo allagamento unito alla necessità impellente di ospitare un numero crescente di abitanti, spinsero la comunità a progettare, tra la fine del XVIII secolo e il 1818, la costruzione di una nuova chiesa che solo in parte inglobò quella precedente. Poco più tardi nel 1855 venne costruito il campanile. La facciata ottocentesca della chiesa è interamente intonacata con un frontone triangolare sorretto da due paraste in stile dorico che inquadrano un portale in arenaria e più in alto, in asse con l’ingresso, un oculo che accoglie la raffigurazione dell’arcangelo Michele. L’interno ad aula unica scandita in campate da una serie di paraste, è coperto da volte a botte decorate. Nei primi decenni dell’Ottocento venne costruito ex-novo l’organo dalla famosa ditta Agati di Pistoia, fondata da Pietro Agati nel 1758.
Tra le cose di maggior rilievo conservate nella nuova chiesa ricordiamo: 
-la cantoria con organo della prima metà del sec. XIX
-il Crocifisso ligneo (sacrestia)
-lo stupendo tabernacolo di marmo, opera di Giovanni Lazzoni, datato 1681 (innalzato su quattro plinti di marmo giallo, dai quali si levano leggere due rosse colonne, che sostengono il timpano con le allegorie della Fede e della Carità, accoglie nella parte centrale un Crocifisso ligneo, disposto tra un coro di angeli e le tre Marie in pianto).


L'architrave del Biduino raffigurante l'Ingresso di Cristo in Gerusalemme
L'architrave, rimosso non più tardi dell'Ottocento dalla sua sistemazione originaria (indicata da molti studiosi ma senza prove certe) nella chiesa di S. Angelo in Campo, presenta un soggetto più volte ripetuto da Biduino l’Ingresso di Cristo in Gerusalemme, ma con uno schema iconografico più semplice (mancano infatti episodi secondari e folle di astanti presenti nelle altre versioni). L'artista propone semplicemente la processione degli Apostoli guidata dal Cristo in groppa ad un asino davanti a dei fanciulli che stendono le vesti ai suoi piedi e, a sinistra, l'arcangelo Michele (probabilmente introdotto in onore del santo a cui era intitolata la chiesa). L'architrave si caratterizza per il maggior vigore plastico e la più mossa spazialità che suggeriscono una datazione posteriore al 1180, in quanto l'artista trae ispirazione dal repertorio formale classico discostandosi dagli stilemi di derivazione bizantina che caratterizzano le opere precedenti (evidenti esempi sono offerti dai panneggi delle vesti). Allo stesso periodo risalgono anche i rilievi autografi conservati presso la chiesa di S. Salvatore a Lucca.
Biduino compì la sua formazione in area pisano-lucchese. Fu forse allievo di Gruamonte, o comunque dovette conoscerne le opere a Pistoia; quasi certamente fu tra gli scalpellini attivi a Pisa sotto la guida di Bonanno nella realizzazione di capitelli del campanile della cattedrale. Gli storici dell'arte hanno ricostruito il corpus delle sue opere e di quelle della sua bottega, basandosi sia sulle caratteristiche di stile che sulle opere direttamente firmate dall’artista. Biduino realizzò:
-le sculture della pieve di San Casciano a Settimo, vicino a Pisa: nell'architrave centrale (datata 1180 e la firma "Hoc opus quod cernis Biduinus docte peregit") sono rappresentati gli episodi evangelici di Cristo guarisce due ciechi a Gerico, la Resurrezione di Lazzaro e l'Entrata in Gerusalemme; nei due laterali, Due grifi che assalgono un orso e altre Scene di caccia e lotte di animali.
-l'architrave di Sant'Angelo in Campo (firmato), oggi nella collezione Mazzarosa a Lucca, dove sono raffigurati l'Arcangelo Michele vittorioso e l'Ingresso di Cristo a Gerusalemme.
-gli architravi del portale destro della facciata e del portale laterale della chiesa di San Salvatore a Lucca, in cui sono rappresentati rispettivamente la Leggenda dello scifo d'oro e un Miracolo del primo lavacro di san Nicola prete (firmato).
-un sarcofago a vasca strigilato del Camposanto di Pisa (firmato)
 

Bibliografia

Bibliografia: N. Laganà, Da Sant’Angelo in Cornuta a Sant’Angelo in Campo, Lucca, 2018, G. Dalli Regoli, Arte a Lucca. Spicilegio, in Studi Lucchesi, Lucca 1990, p. 253; I. Belli Barsali, Guida di Lucca, Lucca 1988, p. 163; V. Ascani, Biduino, in Enciclopedia dell'Arte Medievale, III, Milano 1992, p. 505; C. Baracchini, M.T. Filieri, Raccontare col marmo: Guglielmo e i suoi seguaci, in Niveo de marmore, catalogo della mostra, Genova 1992, pp. 117-119; G. Dalli Regoli, Il tema dell’Entrata in Gerusalemme nelle interpretazioni di Biduino, in W. Angelelli e F. Pomarici, a cura di, Forme e storia, Roma 2011.