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sabato 30 settembre ore 21:00
Chiesa di San Paolino lucca

… i quattro Puccini prima di Puccini

programma

Giacomo Puccini senior (1712-1781)

Dixit in Re maggiore per soli, coro e orchestra

1 – Dixit (coro)

2 – Virgam virtutis (soprano solo) 3 – Tecum principium (coro)

4 – Juravit (contralto e tenore soli) 5 – Judicabit (coro)

6 – Implebit ruinas (coro)

7 – De torrente (basso solo)

8 – Gloria Patri (coro)

9 – Sicut erat / Amen (soli e coro)

Antonio Benedetto Maria Puccini (1747-1832)

Inno a Santa Francesca Romana per soli, coro e orchestra

1 – Tolle solemnes (soli e coro)

2 – Lana non rubra (soprano solo)

3 – Una sit patria (coro)

4 – Amen (coro e soli)

Domenico Vincenzo Maria Puccini (1772-1815)

Kyrie in Re maggiore per soli, coro e orchestra

1 – Kyrie (coro e soli)

2 – Christe (soprano, tenore, basso soli)

3 – Kyrie II (coro)

Michele Puccini (1813-1864)

Dominus Jesus a quattro voci a cappella

Preces mittamus Dominus / Alleluia per coro e orchestra

Solisti 

Jennifer Schittino e Benedetta Corti, soprano

Alessia Baldinotti, contralto

Matteo Michi, tenore

Giorgio Marcello, basso

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I Puccini e la città di Lucca

Nei secoli passati, nel clima dell’economia contadina e artigianale, avveniva frequentemente che i figli esercitassero la stessa attività dei padri. Ma sono rari i casi nell’artigianato artistico, quale ad esempio quello musicale, in cui i membri di una famiglia esercitino a livello medio-alto, in successione, la stessa professione. È questo il caso dei Bach che ricevono luce da Johann Sebastian e dei Puccini, illuminati dall’ultimo Giacomo. Quella dei Bach e dei Puccini sono le dinastie di musicisti più note.

La famiglia Puccini ebbe nelle mani la musica ufficiale a Lucca per oltre un secolo, dal 1740 agli ultimi decenni del 1800, con cinque rappresentanti. È quindi una ‘dinastia musicale’ che si distingue anche per aver operato sempre nella stessa città. I Puccini arrivano a Lucca da un piccolo paese della stessa provincia chiamato Celle nel 1719 e Giacomo senior ottiene nel 1739 l’incarico di ‘Maestro di cappella del Palazzo di Loro Eccellenze’. Ecco la successione dei musicisti Puccini: Giacomo senior (1712-1781), Antonio (1747-1832), Domenico (1772-1815), Michele (1813-1864) e Giacomo junior (1858-1924). Prima di prendere in esame la vita dei singoli musicisti è opportuno dare un’idea dell’organizzazione della vita a Lucca dal 1700 al 1900.

Nel 1700 Lucca era un minuscolo Stato indipendente governato da una ristretta classe nobiliare per mezzo di un Senato (il Parlamento) e di un gruppo di dieci Anziani (il Governo). Esisteva ancora a Lucca l’antica Cappella statale, costituita dalle quattro voci classiche e da una decina di strumenti, che era al servizio degli Anziani. Così la Cappella, gestita dal Maestro di Cappella, allietava i loro pranzi con ‘Accademie’ (concerti) che comprendevano tre o quattro arie d’opera, una o due ouverture o sinfonie, uno o due concerti solistici o sonate, in genere per violino o flauto.

Altro compito istituzionale della Cappella era quello di partecipare alla musica sacra nelle cerimonie ufficiali in cui intervenivano gli Anziani. Questa piccola Cappella statale era a volte rinforzata da altri musicisti locali che non ne fa-cevano parte. Per mettere in evidenza l’importanza della Cappella basti ricordare che dal 1707 al 1709 vi figurò come violinista Francesco Geminiani e dal 1764 al 1767, come violoncellista, Luigi Boccherini. Non si esauriva qui il panorama della musica lucchese, anzi quello descritto, che ruota attorno agli Anziani, è da considerarsi minoritario. Non mancavano a Lucca, all’interno delle sue ‘cento chiese’, frequenti manifestazioni musicali: messe e vespri polifonici (a cappella) o strumentati alla ‘moderna’, ‘mottetti’ eseguiti per la liturgia festiva, per monacazioni, matrimoni, funerali. In questo contesto religioso oltre alla musica sacra, si eseguiva musica strumentale laica: sonate o concerti per violino o flauto, o anche ouverture o sinfonie. Queste manifestazioni musicali ‘private’ erano per la maggior parte economicamente sponsorizzate dai conventi e dalle numerose confraternite. Nonostante ciò, anche questa musica ‘privata’ era principalmente sotto il dominio del Maestro della Cappella statale che vi interveniva con un complesso formato da alcuni degli elementi della Cappella e da altri libero-professionisti di città, complesso più o meno numeroso in base ai soldi disponibili. Altre importanti manifestazioni musicali, non di routine, erano la stagione teatrale d’opera, la grandiosa festa in Cattedrale della esaltazione della Croce (per la presenza in duomo del ‘Volto Santo’, famosa effige di Cristo in Croce protettore della Repubblica e meta di pellegrinaggi) e le musiche delle ‘Tasche’, ossia le mu-siche che accompagnavano l’elezione degli Anziani.

La direzione delle musiche per Santa Croce, da equipararsi ad una festa nazionale, venne fin dal 1711 affidata al Maestro della Cappella Palatina e quindi, dal 1739, a Giacomo Puccini senior e dal 1781 a suo figlio Antonio, i quali dovevano anche provvedere alla composizione della musica sacra. Anche Mi-chele compose più volte queste musiche, e di lui rimase un famoso ‘Mottettone’ del 1845 ripreso dallo scrivente anche nel 2018 riadattato e ri-dotto dall’originale ed imponente organico oggi non più proponibile.

Nel 1833 un decreto del duca Carlo Ludovico affidò alla deputazione sopra la musica di scegliere ogni anno tre musicisti ai quali affidare il compito di comporre i tre servizi: i Primi vespri, la Messa, i Secondi vespri. Il ‘Mottettone’ era invece riservato sempre al Maestro della Cappella. La festa di Santa Croce si svolgeva su due giorni, il 13 ed il 14 settembre. La sera del 13 veniva eseguito il Primo vespro e, al culmine della festa, al termine della processione nella città illuminata, il Vescovo e le autorità civili, giunte in Cattedrale, se-devano per ascoltare questo canto di esultanza. Il 14, al mattino, veniva celebrata la Messa ed il pomeriggio i Secondi vespri. Anche all’interno di questa musica sacra era usanza di eseguire musica strumentale laica. Il primo ‘Mottettone’ di cui si ha notizia è del 1655, ma il primo che restò memorabile è quello a 8 voci e piena orchestra di Giacomo Puccini senior nel 1753 che venne ripetuto più volte. Le musiche di Santa Croce ebbero presto un carattere grandioso, dapprima con la ricerca anche di artisti (cantanti e suonatori) stranieri, poi solo cittadini, ma sempre con doppio coro, due orchestre od orchestra e fanfara. Questo fino al motu proprio del 1903. La tradizione del ‘Mottettone’ continua anche ai nostri giorni, sia pure in forma meno roboante, ma sempre con coro, ottoni, timpani ed organo.

Le ‘Tasche’ erano composizioni per le elezioni biennali degli Anziani, forse chiamate così per via dei sacchetti dove si raccoglievano i voti. Le operazioni di voto si svolgevano per tre giorni con una serie di cerimonie che avevano ogni giorno un momento al quale era ammesso il pubblico e che comportava l’esecuzione di una ‘cantata’ o ‘serenata politica’. Il libretto di ogni ‘cantata’ era diviso in tre sezioni, ciascuna presentata nel corso dei tre giorni. Ogni musicista componeva solo una delle tre sezioni. Lo stile era quello dell’epoca nella musica drammatica: l’opera e l’oratorio, e cioè un susseguirsi di recitativi ed arie. In ciascun giorno la ‘cantata’ veniva divisa in due parti in mezzo alle quali si collocava l’orazione politica di un giovane nobile. I testi della cantata, come la suddetta orazione politica, presentavano personaggi antichi o mo derni che consentissero l’elogio di qualche virtù civica, a buon auspicio dell’elezione. I Puccini scrissero musiche per 28 serate delle ‘Tasche’.

Ma oltre alla Cappella statale c’è da ricordare un altro pilastro della musica settecentesca lucchese, quello costituito dai tre Seminari (della Cattedrale, di San Giovanni, di San Michele) in cui si preparavano i sacerdoti della diocesi, ma che costituivano anche scuole primarie di musica frequentate da alunni laici. Oltre ad essere dotate di propri cori di alunni per le esecuzioni polifoniche, vi si insegnava canto fermo, canto corale, il contrappunto e strumenti di sostegno al canto quali l’organo, il contrabbasso e il violoncello. Boccherini, ad esempio, studiò per quattro anni presso il Seminario di San Giovanni ed Antonio Puccini in quello di San Michele. Va da sé, tuttavia, che i musicisti che desideravano l’eccellenza come cantori, strumentisti o compositori, dopo aver frequentato queste scuole primarie di musica, si recavano a specializzarsi in sedi famose quali Bologna con Padre Martini, Livorno con Nardini, Padova con Tartini, Roma o nei Conservatori di Venezia e Napoli. Tutto questo mondo musicale lucchese settecentesco fu però in parte smantellato agli inizi dell’Ottocento dal governo di Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone, e suo marito Felice Baciocchi. I principi Baciocchi assunsero il potere nel 1805 e le loro riforme comportarono la chiusura di due dei tre Seminari (San Giovanni e San Michele, lasciando solo quello della Cattedrale di San Martino), il licenziamento della Cappella statale e, maggior danno, la chiusura di molte chiese, conventi e confraternite, vera base della committenza lucchese, che praticamente era una committenza sacra. Senza contare che le chiese erano anche il luogo fisico della stragrande maggioranza delle esecuzioni musicali lucchesi e della stessa musica strumentale, sempre ab-binata a quella sacra.

Con i Baciocchi e dopo di loro, la storia della musica cittadina non è più li-neare. Ad esempio, al posto della liquidata Cappella statale fu creata una piccola Cappella di corte (alla quale continuò ad appartenere il violinista Paganini in precedenza assunto per la Cappella statale) e fu fondata una seconda ampia Cappella municipale, ossia di pertinenza di una nuova entità amministrativa, il neonato comune cittadino. Altri cambiamenti, che però rispettano le precedenti linee di tendenza, avvennero alla caduta dei Baciocchi nel 1814 e all’avvento della duchessa di Lucca, Maria Luisa di Borbone. È in questa cornice storica che si inserisce l’attività dei musicisti Puccini.

Giacomo Puccini senior (1712-1781)

L’importanza dei Puccini nella vita musicale di Lucca è grande, soprattutto per i primi due ed in particolare per il capostipite Giacomo che con la sua figura domina la gestione della musica sia statale che privata in chiese e conventi.

Apprese verosimilmente i primi rudimenti in uno dei seminari e successivamente si recò a Bologna a perfezionarsi con Giuseppe Carretti futuro Maestro di Cappella di San Petronio. A Bologna entra in rapporto con Padre Martini al quale sarà legato da riverente amicizia. Lo stile della scuola di Bologna privilegiava il linguaggio polifonico contrappuntistico che ben si conciliava con la predilezione di Giacomo per la musica sacra e per l’ambiente lucchese. Maestro di Cappella dal 1739 e organista della cattedrale dal 1740 divenne anche organista e maestro delle maggiori chiese lucchesi. Dal 1743 è Acca-demico Filarmonico di Bologna, dal 1748 alla morte scrive un dettagliato Diario musicale che oggi costituisce una preziosa fonte per la conoscenza della vita musicale in Lucca di quel periodo.

Antonio Puccini (1747-1832)

L’opera e la vita del figlio di Giacomo senior si intreccia con quella del padre di cui seguì le orme. Studiò dapprima presso il Seminario di San Michele e successivamente, grazie ad una sovvenzione del Governo, si recò a Bologna a perfezionarsi con il Maestro Giuseppe Carretti e l’abate Domenico Zanardi. Non si può stabilire l’anno preciso in cui iniziò la sua attività come Maestro di Cappella perché in virtù di una ‘grazia’ di ‘sopravvivenza’ (si chiamava così l’assicurazione del posto di direttore alla morte o per invalidità del padre) incominciò a sostituire Giacomo negli anni Settanta del Settecento. Lo sostituì anche come organista in San Martino e curò le musiche di Santa Croce come i servizi in altre chiese lucchesi. Per la lunga vita a cavallo dei due secoli, si trovò al centro dei cambiamenti musicali avvenuti con l’avvento dei principi Baciocchi nel 1805. Sopravvisse inoltre al figlio Domenico, morto prematuramente nel 1815. Nell’ultimo periodo di vita vide quindi ridursi la sua attività sia sacra che profana. Compose la musica per 14 giornate delle ‘Tasche’.

Domenico Puccini (1772-1815)

Anche Domenico Puccini grazie ad una sovvenzione della Repubblica Lucchese si recò a studiare a Bologna con Padre Mattei ed in seguito a Napoli con Paisiello col quale intrattenne amichevoli rapporti epistolari.

Fu direttore della Cappella di palazzo alla corte dei Baciocchi e successiva-mente della Cappella municipale ed organista della Cattedrale. Nella sua produzione si avverte un cambiamento in quanto la musica sacra è bilanciata da musica locale profana, da opere per lo più buffe (L’ortolanella o La moglie capricciosa, Il ciarlatano o i finti savoiardi) e dall’opera drammatica Il trionfo di Quinto Fabio. Una di queste opere Il ciarlatano ha avuto alcune apprezzate riprese negli anni Settanta-Ottanta del Novecento.

Michele Puccini (1813-1864)

Il figlio di Domenico Puccini, Michele, rimasto orfano del padre a due anni fu seguito dal nonno Antonio. Dopo aver studiato a Lucca pianoforte e organo con Domenico Fanucchi e armonia con Marco Santucci, anch’egli si recò a perfezionarsi a Bologna (studiando con Giuseppe Pilotti) e quindi a Napoli con Donizetti e Mercadante. Cresciuto al tempo del Ducato di Maria Teresa e Carlo Ludovico di Borbone, assisté alla fine dell’indipendenza plurisecolare dello Stato lucchese che venne annesso al Granducato di Toscana (1847) e successivamente al Regno d’Italia.

Durante questi cambiamenti si era arrivati nel 1842 alla creazione a Lucca di un Istituto Musicale, fondato da Giovanni Pacini, un operista famoso in Italia nell’Ottocento, nato a Catania ma vissuto sempre a Lucca. Dell’Istituto, in cui confluì la Cappella municipale, Michele fu dapprima insegnante poi condirettore ed infine direttore. Michele fu grande compositore di musica sacra per soli, coro e grande orchestra e compose anche due opere (Gianbattista Cattani e Antonio Foscari). Forse può considerarsi la più alta personalità all’interno della famiglia Puccini prima dell’ultimo Giacomo suo figlio.

Giacomo Puccini junior (1858-1924)

Il figlio di Michele, il grande Giacomo Puccini, rimasto anch’egli orfano del padre a cinque anni, frequentò prima la scuola (non più musicale) del Seminario della cattedrale e poi, per la musica, studiò inizialmente con lo zio ma-terno Fortunato Magi ed in seguito Composizione, all’Istituto Musicale con Carlo Angeloni. Nel clima musicale italiano della seconda metà dell’Ottocento era naturale che i giovani musicisti si sentissero attratti dal melodramma e che quindi desiderassero recarsi a Milano, oltre che per perfezionarsi nello studio, per trovare quelle conoscenze ed occasioni che li introducessero nel mondo dell’opera. Da Lucca in quel periodo partirono per Milano dapprima Alfredo Catalani (autore della Wally) nel 1874, poi Puccini nel 1880 ed infine Luporini (nonno del Maestro lucchese Gaetano Giani-Luporini) nel 1889.

Come gli altri studenti scrisse una Messa per soli, coro e orchestra a conclusione degli studi a Lucca. In precedenza, aveva composto un Mottetto per solo, coro e orchestra per la festa di San Paolino, patrono della città. Queste sono le ultime pagine di musica sacra composte a Lucca da un Puccini. Questa splendida Messa rivela già una raggiunta padronanza dei mezzi musicali, coro, orchestra, armonia, strumentazione, una chiara genialità di costruzione ma, salvo alcuni momenti, anche una scarsa attitudine per la musica sacra. E difatti i momenti migliori (Kyrie ed Agnus Dei) divennero in seguito momenti operistici.

Giacomo Puccini, dopo aver ricevuto un ininterrotto successo di pubblico in tutti i teatri del mondo, ha oggi pienamente ricevuto anche il riconosci-mento dei critici e dei musicisti. È quindi superfluo soffermarsi su di lui. Va detto che tra tutti i musicisti che si sono dedicati al melodramma, ce ne sono altri dotati forse di maggior varietà di temi (come Verdi), di maggior potenza (come Wagner), di maggior fantasia (come Rossini o Mozart), ma non ce ne è nessuno dotato di un senso così pieno del teatro. Nelle sue opere, dalla Manon in poi, c’è un ‘fiuto’ perfetto per le esigenze teatrali, alle quali tutto è subordinato: argomento, libretto, scene, testo, melodia, armonia, orchestra-zione. Non c’è niente che non sia funzionale, niente di mancante e niente di superfluo, ed un linguaggio che da Manon a Turandot sempre si rinnova pur restando inconfondibile la sua personalità.

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Orchestra da camera ‘Luigi Boccherini’

L’Orchestra da camera ‘Luigi Boccherini’ (OLB) è una compagine orchestrale nata a Lucca e che opera ormai già da molti anni sul territorio. Nell’anno 2004 in collaborazione con le ACLI sezione di Lucca ha dato vita alle Serate Boccheriniane, stagione concertistica in cui la figura del maestro lucchese fa da filo conduttore. Inoltre, in seno all’orchestra, in occasione delle Serate Boccheriniane, è attiva una formazione flessibile denominata I Solisti dell’Orchestra da camera ‘Luigi Boccherini’, che si esibisce in varie formazioni, mirando ad un affiatamento ed a una sinergia accurata sia musicale che strumentale. In collaborazione con altre quattro associazioni musicali lucchesi e grazie al significativo sostegno della Provincia di Lucca ha dato vita alla F.L.A.M. (Fede-razione Lucchese delle Associazioni Musicali) la quale organizza una stagione di concerti dislocati in tutta la provincia di Lucca; in questa rassegna ogni associazione, specializzata in ambiti storico musicali differenti, si propone di offrire un ampio spettro di iniziative concertistico-culturali. La OLB, quindi, si propone di realizzare l’esecuzione di opere musicali di ogni genere ed epoca, con particolare interesse al patrimonio musicale lucchese, di pro-muoverne la ricerca lo studio e la divulgazione; realizzare incisioni discografiche, organizzare e gestire ogni tipo di spettacolo a carattere musicale e culturale.

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luca bacci direttore

Luca Bacci, diplomato in flauto, ha studiato organo e composizione coi Maestri Pietro Rigacci, Marino Pratali a Lucca e con Giorgio Golin a Venezia. Si dedica alla scoperta, ricostruzione e realizzazione di musiche inedite o poco note del XVIII secolo.

Ha tenuto numerosi concerti sia come solista che in formazioni da camera e ha partecipato a concorsi nazionali ed internazionali classificandosi sempre ai primi posti. Fa parte dell’Orchestra da camera ‘Luigi Boccherini’ di Lucca e dei Solisti della medesima in veste di flautista e direttore. È insegnante di teoria, solfeggio ed armonia, nonché responsabile della scuola diocesana R. Baralli nelle sezioni di Castelnuovo di Garfagnana e Piazza al Serchio. Dal 1987 dirige la Corale del duomo di Castelnuovo di Garfagnana e dal 1991 il Coro delle Alpi Apuane di Pieve Fosciana. Ha riscoperto buona parte delle composizioni musicali di don Giovan Battista Girolami (Vergemoli 1702 – Castelnuovo 1786). Ha realizzato due CD con il coro delle Alpi Apuane ed uno, in duo con l’arpa, edito dalla prestigiosa ditta Bongiovanni di Bologna. Dal 2000 collabora con la Cappella musicale Santa Cecilia della Cattedrale di Lucca in veste di revisore delle musiche degli autori italiani e lucchesi in partico-lare. Per l’anniversario (2008) di Giacomo Puccini, ha avuto l’incarico di scegliere e revisionare buona parte del repertorio sacro-sinfonico del padre del grande operista (Michele Puccini). Revisiona in forma di manoscritto e restaura molti lavori per la British Library di Londra e per l’abbazia di Ottobeuren in Germania. Nel settembre 2007 ha vinto il primo premio nella sezione per cori maschili al con-corso internazionale di Barcellona ed il premio speciale come miglior direttore di coro di tutta la manifestazione. Nel settembre 2010 è stato eseguito il suo ‘Mottettone’ (composizione musicale tripartita tipicamente lucchese) Salve Crux per coro a 4 voci, 2 trombe, 2 corni ed organo nella Cattedrale di San Martino in Lucca commissionato dal Comune e dalla Provincia di Lucca. Anche nel settembre 2019 e 2020 sono stati eseguiti altri due suoi ‘Mottettoni’: Lucensis ecclesia (2019) e In tempore difficultatis (2020). Dal febbraio 2013 è Maestro del Coro della Cappella musicale Santa Cecilia della Cattedrale di Lucca.

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